Il vino come cultura: intervista a Luciano Pignataro

di Gianna De Lucia

 

Luciano Pignataro è il capostipite del giornalismo enogastronomico campano (e non solo), l’autore di uno dei blog più letti del Sud Italia e il coordinatore interregionale di Slow Wine: come si descriverebbe lui in una ipotetica “quarta di copertina”?

Non sono stato il primo e non sarò l'ultimo. Ricordo, con tanto affetto, Mimì Monzon e Lia Ferretti. Diciamo che ho avuto la fortuna di occuparmi di agricoltura sin dalla metà degli anni '80 perché ho iniziato a scrivere nella provincia di Salerno dove questo settore era ed è importantissimo. La sensibilità su questi temi mi è poi venuta dal forte di amicizia con Vito Puglia. Dunque ho potuto attraversare questo mondo con una consapevolezza diversa e più ampia di chi, tra i miei colleghi, si è soffermato solo all'aspetto ludico della piacevolezza.

Ho poi avuto due fortune e un merito che mi riconosco: essere stato dipendente del più grande quotidiano del Mezzogiorno che oltre a darmi la principale vetrina mi ha consentito di essere libero e di aver vissuto professionalmente una fase di grande espansione di questo settore. Il merito è di aver capito con grande anticipo, parliamo del 2004, delle potenzialità del web per questo settore nel Sud, che nel cartaceo aveva decisamente poco spazio. Ora in tanti si occupano di questo settore ed è un bene, purché si distingua sempre tra informazione e comunicazione aziendale.

 

Slow Wine è ormai alla quarta edizione ma da subito è svettata in cima alle classifiche di settore: qual è il valore aggiunto che ti fa credere in questo progetto editoriale?

Il fatto che ci sia un editore alle spalle che ci rende autonomi dalle aziende, una squadra di grandi professionisti ben coordinati a livello nazionale, la serietà di approccio con le visite, le ripetute degustazioni. Gli altri si fanno mandare i campioni, noi li andiamo a prendere, la differenza è tutta qui. Un altro elemento importante è che siamo una guida per l'associazione, quindi abbiamo un riferimento culturale molto forte che non si ferma all'aspetto degustativo che per me resta assolutamente secondario rispetto al valore culturale della buona gestione della campagna e della cantina.

 

Il vino come cultura: il Forum Universale delle Culture ha voluto uno spazio interamente dedicato al vino, perché? Identità territoriale o linguaggio universale?

Il vino è il prodotto alimentare che più di ogni altro, e per primo, ha spinto la campagna verso la moderna comunicazione. Una sorta di modello a cui ogni prodotto che vuole emergere dall'anonimato si deve necessariamente rifare se vuole avere successo. Il vino in Italia è nel dna della gente, forse per un periodo è stato comunicato in un modo troppo pomposo e artefatto, ma credo che si stia tornando, proprio grazie a noi, ad un giusto equilibrio.

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