Pino Mandarano racconta "Osterie d'Italia"

Si presenta oggi a Salice Salentino (Brindisi) l'edizione 2015 di Osterie d'Italia, il volume che è divenuto negli anni un punto di riferimento per gli amanti del pensiero "slow". Per l'occasione abbiamo chiesto a Pino Mandarano, coordinatore regionale della Guida, di ripercorrere con noi i contenuti e la storia di questo progetto editoriale che prova a raccontare il Buono Pulito e Giusto dei locali del Bel Paese.

Pino, da quest'anno diventi coordinatore regionale di "Osterie d'Italia" ma da sempre sei un appassionato collaboratore: se ti guardi indietro, cosa vedi?

Se penso ai cambiamenti avvenuti nelle nostre vite, usi, costumi, abitudini in questi 25 anni, veramente l'idea di essere qui a festeggiare un prodotto editoriale che, accompagnandone i percorsi, ha certamente finito anche un po' per condizionarli, mette i brividi: il "come eravamo", attraverso flashback mnesici, nel ripercorrere la storia del nostro approccio alimentare, può distendersi, attraverso connessioni multiple, all'intero dispiegarsi esistenziale.

Cosa rappresenta Osterie d'Italia per il popolo di Slow Food?

Ogni volta che presentiamo la nuova edizione di Osterie D'Italia non ci poniamo mai di fronte a un mero atto celebrativo ma a una vera occasione di riflessione, confronto, analisi e ricerca, sempre nello spirito di un gioioso ma consapevole edonismo gastronomico, pars costruens del nostro patrimonio genetico e culturale. La guida "Osterie D'Italia", fin dalle sue origini, per molte delle sue caratteristiche, ha rappresentato un unicum e un modello generatore di  replicanti che, anche nei successivi aggiornamenti indotti dalle mutazioni tecnologiche, non sono mai riusciti a competere con l' originale per una ragione sostanziale: la realtà associativa!

Sarebbe a dire che la rete che fa la differenza?

è nel rapporto tra il movimento Slow Food e Slow Food editore il vero punto di forza della pubblicazione che oggi presentiamo e che motiva la presenza dei nostri collaboratori e degli operatori da loro scelti.

E per chi non appartiene alla nostra Associazione che significato assume questa Guida?

"Osterie d'Italia" non è una, pur utilissima, selezione di una mappa della ristorazione secondo il nostro (eventualmente anche discutibile) criterio di inclusione qualitativa ma soprattutto la verifica immediatamente riconoscibile - e per questo percepita dal lettore - della possibilità di traduzione in senso pratico e operativo della filosofia Slow Food e, in genere "slow life", con l'occhio attento anche ai modelli di sostenibilità economica virtuosa.

Cosa ci distingue dalle altre Guide di settore?

Le nostre scelte, che ovviamente non possono essere immuni da errori e/o imperfezioni, crediamo godano della credibilità garantita dalla diffusa rete di osservatori il cui percorso formativo, volontario, indipendente e gratuito e, soprattutto, di adesione ideale al movimento rappresenta, a nostro avviso, la migliore assicurazione. Tutte le Osterie presenti oggi in Guida rappresentano certamente allo stato, e ci auguriamo continuino a farlo in futuro, la vetrina dell'anima gastronomica del nostro movimento, ma non solo: sentiamo doveroso chiedergli un impegno più forte di quanto non sia già stato finora, nello sviluppo e sostegno dei nostri progetti a largo raggio.

Sono dunque locali "impegnati" anche al di là dell'eccellenza della cucina!

Certo! Siamo assolutamente convinti infatti, che anche a partire da una ristorazione "buona, pulita, giusta" sia ancora possibile implementare un meccanismo dai molteplici effetti riverberantisi in benessere diffuso. Stavo per dire: "nel nostro piccolo"... ma l'ipocrisia mi è aliena... allora dico: "nel nostro grande universo Slow Food, dalle Osterie all'ultima Comunità del cibo, dall'orto in africa a Cheese, tutto concorre e coopera in sinergia e passione ideale per il bene, la gioia e consentitemi l'enfasi, la nostra felicità.

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