Verso l'Assise dei Presìdi: 3 domande a Vito Trotta

In vista dell'Assise dei Presìdi Slow Food Campania e Basilicata, abbiamo chiesto a Vito Trotta, responsabile regionale del progetto, di raccontarci il suo punto di vista.

Due incontri in un anno per lo stato di avanzamento dei Presìdi: come mai questa scelta?

Più che di una scelta si è trattato di una necessità. Come deliberato dal gruppo di Lavoro dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata, l’assise ha cadenza annuale e resta fissata per l’ultimo venerdì del mese di novembre. Nel 2013 per tutta una serie di motivi, principalmente legati alla complessità ed articolazione del progetto che portiamo avanti, non si sono determinate la condizioni per tenerla nel periodo programmato. Ad ogni buon conto, incontrarsi e discutere più volte delle questioni inerenti i presìdi non può che far bene!

 

Qual è il ruolo strategico dei Presìdi in Campania e Basilicata per la crescita dell’Associazione?

Io vedo complessivamente nel progetto la punta avanzata dell’associazione verso il mondo delle produzioni agroalimentari. Con un impegno preciso: restituire un ruolo ed un ambito ad intere categorie di produttori, che alcune scelte e strategie messe in atto negli ultimi decenni nel settore, avevano portato ai margini. Come ho più volte affermato la piccola dimensione, vista sempre nell’accezione di debolezza strutturale e, quindi, fino ad ora elemento di criticità, deve essere tradotto in condizione di forza. Ed i presìdi cercano di fare questo. Il traite d’union è l’associazionismo inteso come adesione e partecipazione fattiva al progetto: dove cresce la nostra identità si moltiplicano le azioni “buone, pulite e giuste”! Attenzione non sto usano il solito refrain “piccolo è bello”, ma sto sostenendo che vi è un’opportunità attraverso una battaglia di avanguardia di sostenere percorsi e discorsi di qualità reale inseriti nel contesto delle società in cui viviamo. È poi naturale conseguenza che dove crescono e trovano terreno fertile le realtà associative, lì seminiamo di più e meglio; dove strutturiamo percorsi con il supporto delle condotte locali, lì realizziamo progetti di maggiore consistenza: sono in rapporto di assoluta convergenza. Attualmente siamo impegnati su più fronti con tanti progetti che stiamo portando avanti, grazie ad una base, accresciuta in questi anni, di portatori sani di interessi “buoni, puliti e giusti”. Grazie alla capacità di fare rete i presìdi sono un motore formidabile di comunicazione della nostra filosofia associativa.

 

I Presìdi sono considerati da molti prodotti d’élite ma la nuova Presidenza nazionale chiede a Slow Food di essere sempre più presente nel quotidiano: quale strada dobbiamo aspettarci?

Questo è un tema che merita approfondimenti importanti. Io credo vi sia una necessità di comunicare dapprima il concetto di valore e di farlo comprendere ai più. I prodotti ad uso quotidiano come la frutta, il pane, il latte trovano grande difficoltà ad uscir fuori dall’essere “commodity” e diventare “speciality”: come accaduto per prodotti più “maturi”. Sono persuaso che Slow Food, grazie all’autorevolezza acquisita, possa investire positivamente in questo percorso di cui avevo sottolineato la necessità qualche tempo fa. Quanto poi a sostenere che i presìdi sono prodotti d’élite è l’obiezione più comune che ci viene mossa: un recente studio condotto dal Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata dimostra che le cose stanno in termini un po’ diversi e che a volte i costi produzione sono davvero importanti. Vanno fatte delle scelte, soprattutto da parte del coproduttore. Di queste cose ne parleremo approfonditamente all’assise: lo spingere l’acceleratore sull’associazionismo e sulla capacità di aggregare e fare squadra restituisce anche una dimensione economica diversa ai progetti. Ma così torniamo alla domanda precedente…

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